Il patchwork di Castelluccio
08/08/10 18:30

Il “Pian Grande” è un vasto altopiano carsico che si estende, con una lunghezza di oltre 10 chilometri, ai piedi del paese di Castelluccio di Norcia. La vasta area pianeggiante del Piano Grande, situata a circa 1400 metri di quota alle falde del monte Vettore nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, è da sempre coltivata dagli abitanti di Castelluccio e, tra la produzione agricola tipica del luogo, particolarmente rinomata è quella della celebre lenticchia di Castelluccio.
Ma il Piano Grande di Castelluccio non è famoso solamente per la lenticchia, è almeno altrettanto celebre, specialmente tra gli appassionati di natura e i fotografi paesaggisti, per lo straordinario fenomeno annuale della fioritura. In alcuni giorni dell’anno che possono cadere in giugno o in luglio (non c’é una regola, dipende dall’andamento climatico dalle stagioni), con la fioritura contemporanea di papaveri e fiordalisi, il Piano Grande si accende di colori e sfumature fantastiche e inusitate.
Le intense cromie delle fioriture, che vanno dal rosso acceso dei papaveri al blu profondo dei fiordalisi, contrastano fortemente fra loro e con i colori delle coltivazioni, che variano dal verde deciso al giallo ocra, in una fantastica successione di sfumature, schizzi e macchie di colore, che fanno assomigliare il Piano Grande alla tavolozza imbrattata di un pittore.
Le strisce delle coltivazioni, chiaramente delineate dai confini, si stendono come nastri colorati sulla superficie del Piano Grande a creare un patchwork di forme geometriche, colori decisi e tenui sfumature che a me ricordano le visionarie opere di Vincent Van Gogh.
Ed in effetti, anche sotto questo aspetto di “opera impressionista”, la fioritura del Piano Grande è particolarmente attesa da tutti, amanti della natura e fotografi in primo luogo, rappresentando così un evento meritevole di monitoraggio giornaliero. per immagini, dell’andamento del fenomeno come avviene su alcuni siti dedicati a Castelluccio (e come, su scala molto maggiore, si usa sui siti dedicati all’evolversi dei colori dell’Autunno sulla costa Est degli Stati uniti).
Il Piano Grande e tutta la zona di Castelluccio, con gli adiacenti “Pian Perduto” (una replica in piccolo del Pian Grande) e monte Vettore con il celeberrimo lago di Pilato, possono essere considerati una sorta di “riserva fotografica”, per il grande valore paesaggistico dei luoghi, dove la mano dell’uomo ha saputo plasmare il paesaggio senza stravolgerlo ed anzi integrandolo armoniosamente nell’ambiente naturale.
Se per il fotografo paesaggista la zona del Piano Grande è una fonte quasi inesauribile d’ispirazione e di stimoli, l’altra faccia della medaglia è rappresentata dal rischio di scadere nel banale e nel già visto mille volte. Sta al fotografo quindi, alla sua sensibilità, alla sua capacità di “vedere” ed anche alla sua abilità tecnica nello sfruttare l’attrezzatura disponibile cercare, per quanto possibile, di estrapolare dal contesto generale un tema specifico da sviluppare, in maniera tale da dare un’impronta personale al proprio lavoro.
Dal punto di vista tecnico la fioritura non pone particolari problemi di ripresa. E’ una classica situazione di fotografia di paesaggio dove possono essere utilizzati altrettanto efficacemente tutti gli obiettivi, dal grandangolo più spinto al tele più potente, passando per il “macro”. Ciò che cambia è il linguaggio espressivo, che è proprio del fotografo e che può essere supportato ed esaltato da un tipo di obiettivo piuttosto che da un altro, senza che si possano dettare regole specifiche a cui attenersi.
Ma il Piano Grande di Castelluccio non è famoso solamente per la lenticchia, è almeno altrettanto celebre, specialmente tra gli appassionati di natura e i fotografi paesaggisti, per lo straordinario fenomeno annuale della fioritura. In alcuni giorni dell’anno che possono cadere in giugno o in luglio (non c’é una regola, dipende dall’andamento climatico dalle stagioni), con la fioritura contemporanea di papaveri e fiordalisi, il Piano Grande si accende di colori e sfumature fantastiche e inusitate.
Le intense cromie delle fioriture, che vanno dal rosso acceso dei papaveri al blu profondo dei fiordalisi, contrastano fortemente fra loro e con i colori delle coltivazioni, che variano dal verde deciso al giallo ocra, in una fantastica successione di sfumature, schizzi e macchie di colore, che fanno assomigliare il Piano Grande alla tavolozza imbrattata di un pittore.
Le strisce delle coltivazioni, chiaramente delineate dai confini, si stendono come nastri colorati sulla superficie del Piano Grande a creare un patchwork di forme geometriche, colori decisi e tenui sfumature che a me ricordano le visionarie opere di Vincent Van Gogh.
Ed in effetti, anche sotto questo aspetto di “opera impressionista”, la fioritura del Piano Grande è particolarmente attesa da tutti, amanti della natura e fotografi in primo luogo, rappresentando così un evento meritevole di monitoraggio giornaliero. per immagini, dell’andamento del fenomeno come avviene su alcuni siti dedicati a Castelluccio (e come, su scala molto maggiore, si usa sui siti dedicati all’evolversi dei colori dell’Autunno sulla costa Est degli Stati uniti).
Il Piano Grande e tutta la zona di Castelluccio, con gli adiacenti “Pian Perduto” (una replica in piccolo del Pian Grande) e monte Vettore con il celeberrimo lago di Pilato, possono essere considerati una sorta di “riserva fotografica”, per il grande valore paesaggistico dei luoghi, dove la mano dell’uomo ha saputo plasmare il paesaggio senza stravolgerlo ed anzi integrandolo armoniosamente nell’ambiente naturale.
Se per il fotografo paesaggista la zona del Piano Grande è una fonte quasi inesauribile d’ispirazione e di stimoli, l’altra faccia della medaglia è rappresentata dal rischio di scadere nel banale e nel già visto mille volte. Sta al fotografo quindi, alla sua sensibilità, alla sua capacità di “vedere” ed anche alla sua abilità tecnica nello sfruttare l’attrezzatura disponibile cercare, per quanto possibile, di estrapolare dal contesto generale un tema specifico da sviluppare, in maniera tale da dare un’impronta personale al proprio lavoro.
Dal punto di vista tecnico la fioritura non pone particolari problemi di ripresa. E’ una classica situazione di fotografia di paesaggio dove possono essere utilizzati altrettanto efficacemente tutti gli obiettivi, dal grandangolo più spinto al tele più potente, passando per il “macro”. Ciò che cambia è il linguaggio espressivo, che è proprio del fotografo e che può essere supportato ed esaltato da un tipo di obiettivo piuttosto che da un altro, senza che si possano dettare regole specifiche a cui attenersi.

